Vista dall’alto

Il fortino del Mar Nero

Crimea, dodici anni dopo l'annessione: cosa è cambiato nella penisola, tra cantieri russi, attacchi ucraini e nuove difese costiere

In lavorazione · 4 maggio 2026

Quando il 18 marzo 2014 la Russia annetté formalmente la Crimea, la penisola era una destinazione turistica con un’eredità sovietica e una grande base navale. Dodici anni dopo, è uno dei territori più militarizzati e più colpiti del continente europeo. Quasi tutto ciò che sappiamo di come si presenta oggi viene dall’orbita: sull’isola — perché la Crimea, di fatto, è diventata un’isola politica — non si entra liberamente, e la documentazione locale è filtrata da un sistema di propaganda russa che non lascia spazio a verifiche indipendenti. I satelliti commerciali ad alta risoluzione, in particolare la flotta SkySat e Pelican di Planet, hanno fotografato negli ultimi dodici anni ogni passaggio significativo: cantieri, attacchi, ricostruzioni, nuove difese. Quello che segue è un atlante in tredici immagini.

Il ponte

Il ponte di Crimea sullo Stretto di Kerch, completato nel 2018, è il simbolo materiale dell’annessione: diciannove chilometri di carreggiata stradale e ferroviaria che collegano la penisola alla terraferma russa di Krasnodar. È stato attaccato due volte. Il primo colpo è arrivato l’8 ottobre 2022, attribuito all’intelligence ucraina, e ha distrutto due campate stradali e ferito gravemente la sezione ferroviaria. Il secondo, il 17 luglio 2023, ha colpito il lato carrabile con droni navali ucraini.

Ponte di Kerch — 27 ottobre 2022

Figura 1 — Ponte di Kerch, 27 ottobre 2022, tre settimane dopo il primo attacco. È visibile la sezione stradale danneggiata e la cantierizzazione di emergenza per il ripristino della viabilità. Fonte: Planet SkySat.

Ponte di Kerch — 13 agosto 2023

Figura 2 — Stesso settore, 13 agosto 2023, meno di un mese dopo il secondo attacco. La doppia carreggiata stradale è di nuovo interrotta sul versante destro: si riconoscono i monconi delle campate cadute e l’inizio della seconda campagna di ricostruzione. Fonte: Planet SkySat.

Ponte di Kerch — 18 agosto 2024

Figura 3 — Un anno dopo, 18 agosto 2024, il ponte è di nuovo integro. Sullo specchio d’acqua attorno alle pile sono visibili linee di chiatte e ostacoli galleggianti, parte di un sistema di protezione anti-droni navali installato nel 2024. Fonte: Planet SkySat.

La base navale

Sevastopol è da quasi due secoli e mezzo la principale base della flotta russa nel Mar Nero. Dopo l’affondamento dell’incrociatore Moskva nell’aprile 2022 e dopo l’attacco missilistico al quartier generale della Flotta del Mar Nero nel settembre 2023, la Russia ha progressivamente trasferito una parte significativa delle proprie unità di superficie verso Novorossiysk, sulla costa russa orientale del Mar Nero. Sevastopol resta però il porto militare più importante della penisola, e l’evoluzione della sua presenza navale è uno degli indicatori più espliciti dello stato del conflitto.

Sevastopol — 4 ottobre 2022

Figura 4 — Sevastopol, 4 ottobre 2022, sei mesi dopo l’affondamento della Moskva. Il porto militare è ancora densamente popolato di unità di superficie. Fonte: Planet Labs.

Sevastopol — 2 aprile 2026

Figura 5 — Sevastopol, 2 aprile 2026. La presenza navale appare significativamente ridotta. Una parte delle unità maggiori è stata trasferita a Novorossiysk in seguito alla campagna di attacchi missilistici e con droni navali ucraini del 2023-2024. Fonte: Planet Labs.

Sevastopol — 3 aprile 2026

Figura 6 — Stesso settore, 3 aprile 2026, ventiquattro ore dopo. Il confronto a un giorno di distanza permette di seguire lo schema operativo: ingresso e uscita di unità ausiliarie, posizionamento di pontoni galleggianti, eventuale spostamento di assetti sensibili dopo allarmi notturni. È il tipo di lettura tattica che il tasking giornaliero SkySat-Pelican rende possibile. Fonte: Planet Labs.

Gli aeroporti colpiti

Il 9 agosto 2022 una serie di esplosioni ha devastato la base aerea navale di Saky, sulla costa occidentale della Crimea. È stata la prima dimostrazione visibile, anche all’opinione pubblica internazionale, che la guerra era arrivata sul territorio annesso. Almeno una decina di velivoli — fra Su-24, Su-30 e Be-12 — sono stati distrutti.

Saky — 9 agosto 2022

Figura 7 — Aeroporto di Saky, 9 agosto 2022, lo stesso giorno dell’attacco. Si riconoscono le piazzole con velivoli in posizione regolare, prima delle esplosioni del pomeriggio. Fonte: Planet Labs.

Saky — 10 agosto 2022

Figura 8 — Stesso settore, 10 agosto 2022, ventiquattro ore dopo. Sono visibili i crateri sull’apron, i resti di velivoli distrutti, le tracce di incendio sul calcestruzzo, e l’assenza di gran parte degli assetti precedentemente presenti. Fonte: Planet Labs.

Quasi due anni dopo, il 17 aprile 2024, le forze ucraine hanno colpito con missili tattici ATACMS forniti dagli Stati Uniti l’aeroporto di Dzhankoy, nel nord della penisola, distruggendo un numero non precisato di elicotteri Mi-8 e batterie di difesa aerea S-400.

Dzhankoy — 19 aprile 2024

Figura 9 — Dzhankoy, 19 aprile 2024, due giorni dopo l’attacco ATACMS. Sull’apron sono visibili strutture danneggiate e tracce di incendio compatibili con la distruzione di elicotteri parcheggiati e di una postazione di difesa aerea. Fonte: Planet Labs.

Dzhankoy — 19 aprile 2024 (vista II)

Figura 10 — Vista alternativa dello stesso sito nello stesso giorno. Il dettaglio mostra la dispersione delle aree danneggiate e l’assenza di assetti che, fino a poche settimane prima, erano regolarmente parcheggiati nel settore. Fonte: Planet Labs.

La difesa aerea

Dopo gli attacchi del 2022-2024, la Russia ha schierato in Crimea uno dei più densi sistemi di difesa aerea del fronte: batterie S-400 e S-300 lungo le coste, sistemi mobili Pantsir e Buk a copertura delle basi, radar a lungo raggio. La logica è proteggere il fianco occidentale della penisola da ulteriori attacchi missilistici e da incursioni di droni a lungo raggio.

Yevpatoria — 21 gennaio 2026

Figura 11 — Yevpatoria, 21 gennaio 2026. Postazione di difesa aerea costiera: si riconoscono lanciatori in configurazione operativa, generatori, postazioni del personale e camuffature. È uno dei nodi della rete S-400 dispiegata a protezione del fianco occidentale della Crimea. Fonte: Planet Labs.

I denti di drago

Tra il 2023 e il 2025 lungo le coste meridionali e occidentali della Crimea sono comparse linee continue di “denti di drago” — blocchi di calcestruzzo a forma piramidale, originariamente sviluppati in epoca sovietica per fermare i mezzi corazzati — disposte in sequenza ravvicinata sulla spiaggia, spesso doppie o triple. Sono fortificazioni anti-sbarco, dimensionate per ostacolare un’eventuale operazione anfibia ucraina, considerata una possibilità non remota dopo il successo di alcune operazioni con droni navali.

Costa sud-occidentale — 11 agosto 2024

Figura 12 — Costa sud-occidentale della Crimea, 11 agosto 2024. Le linee di denti di drago, riconoscibili come puntinature regolari ravvicinate, corrono parallele alla linea di battigia per centinaia di metri. Fonte: Planet Labs.

Costa sud-occidentale — 11 agosto 2024 (vista II)

Figura 13 — Settore adiacente, stessa data. Si riconoscono trincee a zig-zag retrostanti la linea di denti di drago e postazioni rialzate per mitragliatrici e osservatori, completate da percorsi di servizio per il rifornimento del personale. Fonte: Planet Labs.

Il fortino

Tredici immagini, cinque siti, dodici anni. La Crimea che emerge da quest’atlante non è quella di un’occupazione militare consolidata, ma quella di un fortino in tensione permanente: un territorio che non smette di essere costruito mentre viene colpito, che produce difese mentre subisce perdite, che cambia di morfologia anno dopo anno sotto l’occhio dei satelliti commerciali. Da terra, dodici anni dopo l’annessione, in Crimea non entra più quasi nessuno. Dall’orbita, invece, si vede tutto.